giovedì 21 settembre 2017

Google e facebook non pagano l'iva

In Germania monta la protesta popolare contro le intercettazioni che, attraverso i colossi di internet Google, Microsoft e Facebook, l’intelligence degli stati uniti ha fatto e continua a fare nei confronti di tutti noi.

Mentre a Berlino la gente scende in piazza, ed abbiamo copiato il filmato di euro-news per non essere accusati di mentire, in Italia si assiste ad un silenzio terrificante su quello che si è rivelato essere l’abuso più grande che in tutta la storia dell’umanità ha subito la privacy delle persone.



Non solo i politici non si occupano della questione, nemmeno nelle sedi competenti (antitrust e privacy), ma nemmeno un giornalista o un intellettuale si leva a sparare strali contro l’evidenza di quel che stà succedendo: Pochi colossi multinazionali ma saldamente nelle mani di personaggi legati al governo degli stati uniti, stanno diventando monopolisti ed arbitri dell’economia e della informazione in rete.
Situazione gravissima se si pensa a come l’evoluzione della economia ci stia portando sempre più verso la rete ed a come tra pochi anni sopravvivranno solo i business ben posizionati in internet.

In questo quadro diventa urgente ed indispensabile una regolamentazione che impedisca ai giganti di conquistare il mondo, dopo aver mappato nei loro grandi big data tutte le nostre abitudini, idee, passioni ed averci rubato la nostra intimità.

Le regole fiscali diventano fondamentali.
Sia chiaro che ad oggi né google ne Facebook pagano una lira di iva, e con loro tutte quelle attività economiche web sufficientemente grandi da giustificare una sede il Irlanda o in Lussemburgo.

E’ di questi giorni la polemica, o meglio la notizia visto che di polemica non se ne è sentita, secondo la quale i grandi colossi di internet pagano al fisco italiano una miseria.
E non stiamo parlando di quisquilie ma di bilanci milionari che tutti possono pubblicamente consultare.

Qui in Italia si sta’ pensando invece di aumentare l’iva agli invalidi dal 4 al 10%, andando quindi a prendere ai poveri ed ai deboli per favorire i giganti.

Intendiamoci, i colpevoli non sono google, facebook ed amazon, ma i governanti italiani che hanno, con leggi demenziali, determinato questa situazione per la quale se sposti la sede altrove in Europa quantomeno pagi meno tasse.

La questione è complessa ma è il loro mestiere occuparsene e risolverla senza determinate un bagno di sangue come quello che si è determinato, per ora solo dal punto di vista monetario.

Mentre in Germania si legiferava, era il novembre 2009, contro google, il ministro Brunetta raccomandava alla pubblica amministrazione si utilizzare google analitics poiché gratuito.

Una cretinata all’italiana dato che i costi per le statistiche di accesso sono in gran parte rappresentati dagli oneri per la implementazione nei siti e non dai canoni per l’erogazione del servizio.

Una doppia cretinata se si pensa come già allora vi fosse quantomeno il forte sospetto di ciò che stava accadendo.
Quindi la miopia italiana parte da lontano, il non voler vedere come google sia da anni l’arbitro dell’economia internet è stata una vera follia.

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