sabato 22 settembre 2018

Morto dario Fo

Ciao Dario, ci vediamo poi!

Morto dario Fo

Ricordo il giorno in cui si ebbe la notizia che a Dario Fo era stato assegnato il premio Nobel per la letteratura.

Io ero impegnato in politica ed ero consigliere comunale per un partito nel quale ora non potrei più essere.

Ricordo le polemiche che suscitò la notizia, ed il modo con il quale se ne parlava in certi ambienti: “un Giullare che si prende il Nobel” … “inaudito”!

Per me era diverso, da tempo andavo affermando che un cambiamento profondo nella società avrebbe potuto verificarsi solo quando il Nobel fosse stato assegnato a Dario Fo. Era una specie di iperbole, di evento impossibile ed estremamente significativo di una svolta nella sensibilità sociale.

Quindi salutai l’assegnazione del Nobel come l’inizio di una nuova era.

Purtroppo la nuova era non arrivò, ed anzi, si assistette ad una progressiva degenerazione del costume che ci ha portato dove siamo oggi.

Ho un solo rammarico nel salutare Dario Fo, ed è il fatto che non sia diventato presidente della Repubblica, quello sì che sarebbe stato un cambiamento epocale … ma era una utopia impossibile come l’abbraccio della Venere di Milo.

Ciao Dario, ci vediamo poi!

Mini biografia di Dario Fo

Dario Fo nasce nel 1926 a San Giano, un piccolo paesino della provincia di Varese. La sua è una famiglia contadina ma la realtà del paese impregnata di storie ebbe un ruolo fondamentale anche per la vita intellettuale dell’artista, come lui stesso racconta qui.

La vita artistica vera e propria di Dario Fo incomincia già nel 1950, dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Brera, con i primi lavori per la RAI e brevi pezzi composti per il varietà Canzonissima. Qui Fo si scontra con la censura televisiva e ciò lo portò a occuparsi solamente di teatro.

Negli stessi anni nasce anche il rapporto con la collega Franca Rame che sposò nel 1954 nella basilica di Sant’Ambrogio a Milano e che sarà la sua compagna per tutta la vita, in un connubio tra vita privata e vita artistica.

Nel 1968 fiorisce proprio con Franca Rame la produzione teatrale che l’ha reso celebre in tutto il mondo. Il 1° Ottobre va in scena per la prima volta la celebre rappresentazione Mistero Buffo.

Nasce così il grammelot, un vero e proprio linguaggio teatrale fatto di contaminazioni dialettali locali, riscoperta del ruolo dei giullari medievali, ritmo e suoni ormai celebri e identificativi. 

Negli stessi anni si assiste al suo impegno politico anche attraverso il teatro. E’ infatti del 1970 Morte Accidentale di un anarchico che denuncia la morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli e del ruolo del commissario Luigi Calabresi, in un contesto inventato e fantasioso.

Il riconoscimento più grande della sua vita teatrale arrivò nel 1997 quando ricevette il Premio Nobel per la letteratura. Questa nomina spiazzò molti sia in Italia che all’estero, proprio per la natura ibrida dell’intellettuale al confine tra letteratura, teatro, storia e politica.

Il comunicato della fondazione svedese però è una chiara sintesi proprio di questa figura eterogenea “per avere emulato i giullari del Medio Evo, flagellando l'autorità e sostenendo la dignità degli oppressi. Dario Fo con un misto di riso e di serietà ci apre gli occhi sugli abusi e le ingiustizie della società, aiutandoci a collocarli in una prospettiva storica più ampia".


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